G.B. Scalabrini e gli Scalabriniani

Da MCI Monaco.

Gli Scalabriniani

I sacerdoti che dirigono la Missione cattolica italiana di Monaco sono „missionari scalabriniani“.

Loro origine

Sono stati fondati dal Vescovo di Piacenza, Giovanni Battista Scalabrini nel 1887. Appartengono ad una Congregazione religiosa e il loro carisma è quello di assistere pastoralmente i migranti. Attualmente assistono i migranti in 30 Paesi del mondo. In Germania sono presenti a Monaco, Stoccarda, Colonia.

Missionari che hanno svolto attività pastorale alla Missione di Monaco

P. Giuseppe Vigolo (1963-65); P. Carlo Campiglia (1963-68); P. Mario Nalin (1963-71; 1974...); P. Cesare Fogal (1965-74); P. Antonio Secchi (1967-81); P. Enrico Romanò (1968-70); P. Sandro Rossi (1970-71); P. Angelo Negrini (1971-78); P. Giovanni Dalla Presa (1971-78); P. Francesco Cordani (1971- 72); P. Ottaviano Sartori (1972-74); P. Lorenzo Scremin (1974-82); P. Cesare Zanconato (1978...); P. Carlo Marzoli (1978...); P. Orazio Bonassi (1978-80); P. Luciano Marchesini (1980-84), P. Giuseppe Cervini (1981- 1992); P. Giancarlo Cordani; P. Pasquale Viglione (1985- 1989); P. P. Rubin (1989-1998); P. P. Viglione (1993-2006); P. M. Stefano (1997-2000); P. B. Zen (1992- 2005); P. Renato Famengo (2000 - 2005); P. G. Ghilardi (... -2006)

Il Fondatore, beato G. B. Scalabrini

G.B. Scalabrini. Sullo sfondo il duomo di Piacenza e la chiesa di S. Abbondio a Como
G.B. Scalabrini. Sullo sfondo il duomo di Piacenza e la chiesa di S. Abbondio a Como

Il vescovo Scalabrini, proclamato beato da Papa Giovanni Paolo II nel 1997, è stato dallo stesso Papa definito „Apostolo e Padre dei Migranti“ e presentato come loro protettore. Ne tracciamo qui una breve biografia, rinviando i lettori anche al sito della nostra Congregazione: http://www.scalabrini.org

Parlare di migrazione non è facile. È un fenomeno che ha accompagnato l’uomo fin dagli inizi della sua storia. Oggi sono deci ne di migliaia le persone costrette a lasciare le loro case e la loro terra per svariate ragioni, da quelle economico-sociali a quelle politiche. Le cronache quotidiane ce lo ricordano, spesso anche in modo drammatico. Le grandi migrazioni della fine 1800 e inizio 1900, causate da una grave crisi economica e sociale, furono uno dei più drammat ici scenari dell a giovane Italia. Lo Stato, guidato perlo più da borghesi e grandi proprietari terrieri, non sembrava capace di risolvere la sempre più difficile situazione causata dall’emigrazione. Ci fu un uomo che accolse la sfida della storia e seppe dare delle risposte non solo teoriche ma soprattutto concrete a questo problema, e fu appunto il Vescovo di Piacenza, Giovanni Battista Scalabrini.

È nato nel 1839 a Fino Mornasco in provincia di Como. Era terzo di otto figli. La sua infanzia fu segnata dalle grandi agitazioni dell’epoca. Frequentò le scuole di Como e poi entrò in seminario. Viene ordinato sacerdote nel 1863 all’età di 24 anni. Subito, preso da zelo missionario, chiede di essere ammesso nel PIME (Pontificio Istituto Missioni Estere) ma il vescovo lo manda in seminario come insegnante e vicedirettore e poi come rettore. Fu promotore di iniziative nei metodi e contenuti dell’insegnamento. Mostrò sentimenti di apertura e grande sensibilità per le questioni del tempo. Tuttavia quest’apertura non fu ben vista dai suoi colleghi „intransigenti“, per questo il vescovo dovette allontanarlo dalle polemiche nominandolo parroco di S. Bartolomeo nella periferia industriale di Como. Qui venne in contatto con le difficoltà della gente, in particolare con i lavoratori. Ebbero inizio così le prime attività pastorali, espressione della sua dedizione per gli altri. Nel 1876, all’età di 36 anni, viene eletto Vescovo di Piacenza.

La personalità di Scalabrini è veramente grande. La sua matura umanità e la sua santità si fondono in una perfetta simbiosi. La sua vita è stata un cammino, a volte doloroso, di crescita umana, intellettuale e spirituale. Ci sono alcune caratteristiche che illuminano meglio la sua figura. Una di queste, fu la sua capacità di ascolto. Fu attento alla realtà cercando risposte mirate ai molti problemi che incontrava. Era in contatto con molti personaggi anche illustri dell’epoca giocando un ruolo attivo nel dibattito pubblico, ma curò in modo particolare il suo rapporto con la gente comune perché era il vescovo di tutti. Questo attento ascolto fa di lui un grande pastore inteso come colui che sa „sacrificarsi...per la salute del suo amato gregge“. Una prima cura era rivolta al clero con il quale cercò di mantenere un rapporto di stima e paternità. Lavorò molto per la concordia in tempi di forti opposizioni politiche e filosofiche, most rando così le sue capacità al dialogo. Lo stesso dialogo desiderava per quanto riguarda la questione dello Stato Pontificio; era un „transigente“ e lavorava per la sospirata conciliazione tra Religione e Patria (Chiesa e Stato), binomio che segnerà anche la sua pastorale migratoria.


G.B. Scalabrini a New York
G.B. Scalabrini a New York

Un’altra manifestazione della sua dote di pastore furono le visite pastorali. Era convinto che il vescovo doveva avere un contatto diretto con il suo gregge per poter rispondere alle loro esigenze. Per ben cinque volte visitò le sue 365 parrocchie, 200 delle quali in montagna. Attraverso queste visite (accuratamente annotate), conosce meglio la realtà della sua diocesi e le tante problematiche, creandosi così una loro immagine concreta. Organizza nel frattempo tre Sinodi diocesani : il primo di natura organizzativa ; il secondo è finalizzato all’ascolto della realtà sociale ed ecclesiastica in evoluzione; il terzo sarà totalmente dedicato all’Eucaristia e preparato da lui stesso.

Altro intervento importante fu il catechismo: appena insediato, scrisse sull’argomento una lettera pastorale. Gli diede nuove strutture e spazi, coinvolgendo in modo straordinario i laici (circa 5000 catechisti). Pio IX lo definì „Apostolo del catechismo“. Fondò una rivista catechistica, prima in Italia e seconda nel mondo. Celebrò anche il primo Congresso Catechistico Nazionale (1889).

La sua attenzione e le sue cure pastorali si estendevano anche in campo sociale. Erano tantissime le sue opere di carità che aumentavano in occasione di grandi calamità come fu la carestia del 1878- 1880. Per poter sfamare la gente impegnò oggetti personali, anche preziosi non badando ai rimproveri dei suoi collaboratori. Aiutò anche molti nobili decaduti. Fondò un Istituto per le sordomute (1879) e l’Opera pro mondariso (1903) per l’assistenza religiosa e sociale di circa 170.000 addette alla cultura del riso in Piemonte e Lombardia; era questa una tipica manifestazione dell’emigrazione stagionale. Era un uomo d’azione e lo esprimeva con l’intelligenza nell’analizzare le situazioni e affrontarle con la parola, gli scritti e le opere. Queste caratteristiche fecero di lui un pastore attento. La sua ferma volontà nel portare avanti le opere iniziate, testimoniano la fermezza e la convinzione di Scalabrini che affondano le radici nella fede e nella provvidenza di Dio. Era Dio il punto di riferimento costante della sua vita, anche durante i momenti difficili che dovette passare.

Apostolo e Padre dei Migranti

Una delle attività che lo distinse maggiormente di fronte alla Chiesa e al mondo fu quella a favore dei migranti. Vescovo di una zona a forte intensità emigratoria soprattutto verso le Americhe, prima sensibilizzò sull’argomento la società italiana e il Governo, spostandosi in tutto il Paese a f are conf erenze sull’emigrazione. Chiaro il suo pensiero sul fenomeno migratorio:

G.B. Scalabrini in Brasile
G.B. Scalabrini in Brasile

«Emigrano i semi sulle ali dei venti, emigrano le piante da continente a continente, portate dalle correnti delle acque, emigrano gli uccelli e gli animali e, più di tutti, emigra l’uomo, ora in forma collettiva, ora in forma isolata, ma sempre strumento di quella Provvidenza che presiede agli umani destini e li guida, anche attraverso a cat astrofi , ver sola meta, che è il perfezionamento dell’uomo sulla terra e la gloria di Dio nei cieli. Questo ci dice la divina Rivelazione, quest o ci insegnano la storia e la biologia moderna , ed è solo attingendo a questa triplice fonte di verità che potremo desumere le leggi regolatrici del fenomeno migratorio e stabilire i precetti di sapienza pratica che lo debbono disciplinare in tutta la sua ricca varietà di forme. Essi ci dicono, che la emigrazione è un diritto naturale, inalienabile, che è una valvola di sicurezza che stabilisce l’equilibrio tra la ricchezza e la potenza produttiva di un popolo, che è fonte di benessere per chi va e per chi resta, sgravando il suolo di una popolazione soverchia e avvalorando la mano d’opera di chi resta; che può essere insomma un bene o un male individuale o nazionale, a seconda del modo e delle condizioni in cui si compie, ma che è quasi sempre un bene umano, poiché apre nuove vie ai commerci, facilita la diffusione dei ritrovati della scienza e delle industrie, fonde e perfeziona le civiltà e allarga il concetto di patria oltre i confini materiali, facendo patria dell’uomo il mondo; ma soprattutto perché, a somiglianza dell’antica grandezza dell’impero romano, preparato dal cielo per la più facile e rapida diffusione del Cristianesimo, serve mirabilmente a propagare dovunque la cognizione di Dio e di Gesù Cristo»“.

L'urna con le spoglie mortali del beato Scalabrini
L'urna con le spoglie mortali del beato Scalabrini

Per assistere i migranti, passando dalla teoria alla pratica, nel 1887 fondò la „Congregazione dei Missionari per i migranti“, oggi chiamati „Scalabriniani“ dal nome del loro Fondatore. Fu questa l’opera più impegnativa dello Scalabrini : e per rendersi conto di persona di quanto facevano i suoi missionari, si recò negli Stati Uniti ove fu ricevuto anche dal Presidente Roosevelt. Visitò soprattutto le numerosissime parrocchie „italiane“ fondate dai suoi missionari in Brasile. Qui, accolto da un entusiasmo eccezionale (gli emigrati, dispersi tra le foreste, non avevano mai visto un vescovo), in pochi mesi amministrò migliaia di Cresime, divorando chilometri e chilometri di strade sconnesse a dorso di cavallo. Il successo che ottenne fu così grande da attirargli l’ammirazione dello stesso Papa Pio X che aveva previsto di ricompensarlo con il titolo di cardinale. Ma gli strapazzi dei suoi viaggi con i mezzi di allora gli minarono profondamente e in fretta la salute. Morì il 1° giugno 1905 a soli 66 anni.Come abbiamo visto, il 9 novembre 1997 Papa Giovanni Paolo II lo proclamerà beato, definendolo „Apostolo e Padre dei migranti“.



Per concludere , riportiamo le parole del Papa nel giorno della Beatificazione dello Scalabrini: «Profondamente innamorato di Dio e straordinariamente devoto dell ’Eucaristia, il Beato Giovanni Battista Scalabrini seppe tradurre la contemplazione di Dio e del suo mistero in una intensa azione apostolica e missionaria, facendosi tutto a tutti per annunciare il Vangelo» . E ancora: «Mons. Scalabrini si propose di lenire le ferite materiali e spirituali di tanti fratelli costretti a vivere lontani dalla loro patria. Li sostenne nella difesa dei diritti fondamentali della persona umana e li volle aiutare a vivere gli impegni della loro fede cristiana. Quale autentico «Padre dei migranti“, operò per sensibilizzare le comunità ad una accoglienza rispettosa, aperta e solidale. Era infatti convinto che, con la loro presenza, i migranti sono un segno visibile della cattolicità della famiglia di Dio e possono contribuire a creare le premessequell’autentico incontro tra i popoli che è frutto dello Spirito di Pentecoste».

Nuove Congregazioni

Dal carisma dello Scalabrini per l’assistenza ai migranti sono nate anche due istituzioni femminili:

Scalabrini è stato una figura importante per la Chiesa e la storia d’Italia, anticipatore di molte idee.

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