La missione
Da MCI Monaco.
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Cosa è una Missione cattolica di lingua italiana
Una Missione Cattolica Italiana è una struttura pastorale e giuridica della Chiesa Cattolica, definita „Missio cum cura animarum“ (Motu proprio Pastoralis Migratorum Cura - DPMC - n.33,1;39,1-3; Codex Juris Canonici - CIC - n.515,3).
Una Missione Cattolica di lingua Italiana è come una „Parrocchia personale“ : è una comunità di cristiani che al di là degli elementi costitutivi di un cristiano e di una comunità - parrocchia locale, si identificano per un ulteriore elemento comune: la cultura e lingua italiana.
Questa struttura pastorale è una risposta concreta che la Chiesa Cattolica ha creato per sostenere la fede e la pratica religiosa di milioni di cristiani di differente cultura e lingua sparsi nei vari continenti. In tutto il mondo queste „Missioni linguistiche“ esistono da oltre un secolo. Le più diffuse sono le Missioni Cattoliche Italiane, Spagnole, Portoghesi e Filippine.
La Missione Cattolica Italiana adempie ai 3 compiti fondamentali di ogni comunità di fede:
l’annuncio, che si concretizza nella catechesi, la predicazione, il dialogo religioso, la formazione religiosa della persona e della comunità;
la liturgia, nella quale la comunità cristiana celebra la sua fede, i sacramenti. In questo contesto devono essere viste tutte le espressioni religiose popolari di fede (pietà popolare);
la diaconia, in quanto ogni comunità cristiana vive la sua storia concreta nel mondo e perciò è impegnata a servire e a promuovere la realtà che incontra.
Le Missioni cattoliche italiane in numeri
Nel mondo , esistono 680 Missioni Cattoliche Italiane con 930 sacerdoti, che seguono 4 milioni e 800 mila italiani.
Nei paesi extra europei, esistono 418 Missioni Cattoliche Italiane, delle quali 80 si trovano in Canada, 95 negli USA, 135 in America Latina e 41 in Australia.
In Europa, esistono 262 Missioni Cattoliche Italiane, delle quali 25 nel Benelux, 104 in Germania, 32 in Francia e 8 in Gran Bretagna. In Europa, a servizio delle comunità italiane, operano anche 80 comunità femminili con 236 suore, impegnate nelle scuole materne, nell ́assistenza alle persone e nella pastorale.
La Missione Cattolica Italiana di Monaco: un po’ di storia
Le origini
Gli inizi conosciuti e registrati dalla cronaca risalgono allo Scalabriniano P. Giuseppe Zanatta, presente a Monaco negli anni della guerra dal 1941 al 1945... Successivamente, dal 1951 al 1954, si segnala la prenza di P. Valentinelli, stigmatino, cappellano delle forze armate statunitensi. Nel 1954 giunse a Monaco il sacerdote piemontese Don. E. Borgialli, che resse la missione degli Italiani per 13 anni circa, fino al 1963, coadiuvato da don Baccanelli. Nel febbraio del ’63 la missione fu di nuovo affidata ai PP. Scalabriniani; il primo fu il P. Vigolo Giuseppe (1963-1965), raggiunto in seguito da P. Mario Nalin e P. C. Campiglia. Il territorio della missione copriva tutta la Baviera, eccettuata la Diocesi di Würzburg. All’inizio, nonostante l’esiguo numero dei missionari, si dovette cercare di essere presenti in tutti i luoghi, dentro o fuori città, dove c’erano concentrazioni di italiani. Già allora superavano, tra Monaco e dintorni, la cifra di 20.000. Senza dimenticarsi di recarsi spesso alla stazione ferroviaria, dove arrivavano ancora convogli di italiani organizzati a Verona dalla Commissione italo-tedesca, bisognava visitare quelli di Sendling, quelli di Trudering, di Ismaning, di Karlsfeld, di Rosenheim e, almeno una volta al mese, quelli di Landshut e di altri centri. In città cominciarono a venir celebrate due Messe domenicali. I primi missionari, benché costretti a continui spostamenti, sognavano un centro ben attrezzato, in modo da risparmiare ore di viaggio, per dare più tempo alle diverse pratiche di assistenza.
La baracca della Falkenstr. 40
A questo proposito bisogna riconoscere che anche il card. Döpfner, che fin dall’inizio aveva affidata come sede una baracca nella Falkenstrasse 40, con 4000 mq di terreno, era venuto dopo tre anni alla determinazione di costruirvi sopra un centro con chiesa, asilo, biblioteca, sale da gioco ecc. Complicazioni amministrative ritardarono il progetto. I padri continuarono ad abitare, fino al 1966, in questa sede di Falkenstr. 40 con non lieve sacrificio loro e con danno per le attività. Entrando - come ci ricorda P. Mario Nalin - a destra si trovava una cucina, un salottino da pranzo e una stanza come abitazione del personale inserviente. C’era inoltre un piccolo salottino per ricevere le persone e da utilizzare come ufficio parrocchiale. A sinistra, invece, si allungava un piccolo corridoio, dal quale si accedeva a tre stanzette per i tre missionari. Per dire tutto, bisogna aggiungere che una delle stanzette era così angusta che il missionario per scrivere doveva appoggiarsi al letto. Più avanti, sempre nello stesso corridoio di sinistra, vi era un’altra stanza, dove gli assistenti sociali della Caritas e i missionari potevano ricevere gli emigrati e sbrigare per loro qualche pratica. La cappella non c’era; per riunire eventuali gruppetti di giovani ci si serviva di un garage, che si trovava lì accanto alla baracca principale. Dal 1966 la sede fu trasferita in Leonhardstr. 1-1/4. Anche qui la realtà rimaneva molto al disotto delle buone intenzioni: il primo piano serviva come abitazione dei padri, ma era ben stretto. Il pianterreno serviva come ufficio sia per gli assistenti della Caritas, sia per i missionari. Intanto dalla Missione, pur rimanendo una sola, nasceva la filiale di Karlsfeld (1967) ed il missionario, P. Antonio Secchi, che si occupava di quella zona pastorale, andava ad abitare a Moosach. L’anno successivo (1968) si formava la Missione autonoma di Rosenheim, comprendente la parte sud della diocesi di Monaco.
Lo stabile della Lindwurmstr. 143
Nel 1967, a Natale, il card. Döpfner riceve in udienza i padri della Missione e udita la loro relazione decide l’acquisto dello stabile situato in Lindwurmstr. 143, per farne la nuova sede della Missione. Simultaneamente all’acquisto vengono stanziati 500.000 Dm per lavori di adattamento. La nuova sede è stata inaugurata e benedetta dallo stesso cardinal Döpfner il 17 luglio 1970. Il cardinale disse brevi parole, augurandosi che la nuova sede, essendo capace di ospitare con più decoro i padri e, ben presto, anche tre suore, ed essendo dotata di locali più numerosi ed ampi che non le sedi precedenti, permettesse agli operatori pastorali di agire maggiormente in profondità. Allargando poi lo sguardo e pensando alle circa 4000 persone italiane, che forma vano da tempo una comunità stabile qui a Monaco, auspicava che potesse presto affidare ai missionari una chiesa che fosse la parocchia degli italiani e che si aggiungesse alle altre 140 parrocchie di Monaco.
C’è da ricordare che nel 1968 la Missione cattolic italiana era stata eretta com «Missio cum cura animarum», per cui il missionario aveva le stesse facoltà di un parroco. In quegli anni la Missione si presentava così:
1. Deve occuparsi dell’assistenza spirituale dei 26.000 italiani sparsi nella diocesi. Di essi ben 23.000 abitano e lavorano in città e sono occupati nell’edilizia, nei complessi industriali della Siemens, della Man e della Bmw-Krauss-Maffei. Il 98% proviene dall’Italia centro-meridionale, con nessuna qualifica. Per necessità ed anche per non pagare un affitto troppo alto abitano in baracche di legno, alcune appena decenti, altre assolutamente inabitabili. Oltre alla città di Monaco queste cure sono prestate anche ai centri di Rosenheim, Bad Aibling, Holzkirche.
2. La città ha un diametro di circa 40 km; gli italiani abitano solitamente in periferia, per cui ‘è stato necessario creare una rete dì piccoli centri con S. Messa domenicale, cinema, assistenza sociale, visita agli alloggi e baracche, visite alle famiglie e ospedali della zona. Nei centri dove ha luogo la scuola in lingua italiana, si danno regolarmente lezioni di catechismo.
3. Durante la proiezione dei films nei centri periferici il missionario è addirittura assalito da decine di persone che domandano il suo aiuto per il disbrigo di pratiche varie, inoltro di passaporti al Consolato per il rinnovo, permessi di soggiorno ecc. Alcuni centri vengono chiusi prima di Natale e riaperti in febbraio.
4. Alla domenica la Messa viene celebrata in cinque chiese: SS. Trinità, Bürgersaal, Trudering, Ismaning e Karlsfeld. Al sabato sera la Messa viene celebrata in quattro chiese: Milbertshofen, Pasing, Moosach e Sendling.
5. L’istruzione catechistica viene impartita settimanalmente nelle scuole d’inserimento dei seguenti luoghi: Implerstrasse, Ismaning, Trudering, Karlsfeld, Schleissheimerstrasse, Pasing, Gauting.
6. Non parliamo delle visite agli ospedali, ai carcerati, dell’organizzazione di qualche pellegrinaggio (la Missione organizza e la Caritas affronta le spese) e della visita alle famiglie.
L’arrivo delle suore della Sacra Famiglia di Bordeaux
Il 10 agosto 1970, circa un mese dopo l’inaugurazione della nuova sede in Lindwurmstrasse, arrivava il primo drappello di suore della Santa Famiglia di Bordeaux: Daniela Pallotta, Teresa Maugeri, Michela Di Benedetto. Esse completano il lavoro dei missionari e si dedicano soprattutto all’insegnamento della religione nelle scuole bilingui, alla visita degli ammalati negli ospedali, alla visita delle famiglie, collaborano per la preparazione ai sacramenti e per la liturgia. Un lavoro spesso nascosto, ma sempre prezioso di persone che hanno scelto gli emigrati con i loro problemi come loro campo di apostolato. Nel 1994 le suore della Santa Famiglia di Bordeaux lasceranno il posto alle Suore del Bell'Amore, una nuova fondazione sorta a Palermo e patrocinata dal Cardinal Pappalardo.
I missionari e le suore, pur avendo la nuova sede con attività centralizzate, continuano quasi con l’intensità di prima a percorrere le zone di maggiore concentrazione di emigrati, visitando ogni giorno qualche famiglia (314 famiglie visitate nel 1970) e avvicinando gli ammalati negli ospedali (931 ammalati sempre nel 1970). Anche le statistiche della frequenza domenicale alla messa ci dicono che il lavoro pastorale si svolgeva più in periferia che non al centro. Serve forse ricordare il numero complessivo delle persone che hanno assistito alla messa in una domenica qualunque, cioé il 7 giugno 1970: erano circa 1400. Nel 1970 nasce il gruppo giovanile (Cgm), fondato da padre Alessandro Rossi, che è rimasto a Monaco per un brevissimo periodo tra il 1970 e il 1971.
Nuove prospettive
Nel 1974 terminava il suo servizio P. Cesare Fogal e gli subentrava P. Lorenzo Scremin. Assieme a P. Fogal partiva anche P. Ottaviano Sartori, mentre rimanevano P. Giovanni Dalla Presa, P. Antonio Secchi e P. Angelo Negrini. Ritornava pure, dopo qualche anno di assenza, P. Mario Nalin. Così i padri rimanevano cinque, le suore continuavano ad essere tre. Tenuto conto della diminuzione di operai soli, alloggiati spesso nei Wohnheim, e dell’aumento delle famiglie, si è cercato di distribuire in modo un po’ più uniforme il servizio religioso nelle diverse zone della città e fuori, e di aumentare le occasioni di incontri di giovani e genitori nei locali del Centro.
Fu certamente anche per coinvolgere sempre più la classe colta nei problemi della Missione che si diede vita, a partire dal 1975, all’attività del CEDOM (Centro documentazione migratoria), di cui si occupò con passione P. Angelo Negrini, già impegnato col CGM. Oltre ad una sala di lettura, con biblioteca per libri e riviste sui problemi emigratori, il CEDOM mise a disposizione di eventuali interessati una rivista CEDOM-Selezione, in cui venivano ripresi ed ampliati articoli pubblicati in altre riviste e, in più, gli argomenti trattati in tavole rotonde tenute al centro stesso.
Dopo qualche anno e per diversi motivi l’attività CEDOM si è orientata verso il problema formativo scolastico, dando vita successivamente a due iniziative scolastiche: Istituto tecnico per periti aziendali e corrispondenti in lingue estere, più un Istituto professionale per il commercio. L’esperienza si è conclusa nel 1985. Un settore che ha richiesto molte forze è stato quello del catechismo nelle scuole bilingui. Ne 1974, per esempio, le classi seguite erano 21, con 4 ore settimanali di scuola toccando, complessiva mente, circa 500 ragazzi.
Una comunità di fede
Negli anni ottanta la Missione si concentra sempre di più sul solo aspetto religioso e tende a creare gruppi di persone, ragazzi giovani adulti, che non siano solo l’oggetto dell’evangelizzazione, ma diventino loro stessi soggetti attivi e testimoni della fede. Ecco allora sorgere il gruppo dei collaboratori di Missione, il Gruppo Giovani 2000, gruppi ragazzi, adolescenti, incontri dei genitori, corso di Teologia, corso biblico, corsi per fidanzati, giornate e fine-settimane per i vari gruppi.
Il bollettino «Contatto», acquisita una veste nuova nel dicembre 1985 e per la prima volta spedito alle famiglie della Comunità, è un ottimo mezzo di collegamento con gli italiani dispersi nel vasto territorio della Missione. Il Centro della Missione, pur reso accogliente dai restauri effettuati è sempre meno adatto al tipo di lavoro intrapreso dalla Missione. Si sente sempre più il bisogno di maggiore spazio per i vari gruppi e associazioni.
Si apre quindi alla speranza di poter ottenere un centro più ampio con sale e chiesa, capace di soddisfare le sempre più crescenti esigenze di incontro e di formazione della Comunità. Tale speranza si giustifica con l’impegno della chiesa locale, con a capo il cardinale Friedrich Wetter, il quale, in occasione della sua visita in Missione in occasione del centenario della fondazione della Congregazione dei missionari scalabriniani, ha ribadito la sua volontà di dare alla Comunità italiana un centro adeguato.
Il progetto St. Andreas
La comunità italiana si va, con gli anni, sempre meglio inserendo nel tessuto socioculturale locale.
Contemporaneamente si assiste a una maggiore disaffezione verso l’istituzione religiosa ed ecclesiale in specie. Questo non risparmia la Missione che, ritiratasi giustamente nel suo campo specifico di azione, cioè quello religioso, ora si trova a fare i conti con il diffuso secolarismo della nostra società. A poco a poco si diminuisce l’offerta sul territorio, come le Ss. Messe, la celebrazione dei sacramenti o la catechesi, nelle diverse zone. Non si tratta ovviamente del semplice venir meno di personale, quanto del venir meno delle comunità che, come si accennava, si stanno ristrutturando diversamente, essendo più disposte ora ad accettare un dialogo e una forma di integrazione nelle comunità cattoliche del posto.
In questo nuovo contesto, nasce nel 1991 il «progetto St. Adreas». L’obiettivo del progetto è quello di avvicinare la comunità immigrata e la comunità cattolica del posto. E’ una scelta che ha grosso valore simbolico e dovrebbe diventare esemplare. La parrocchia viene affidata a partire dal 1. settembre 1991 agli scalabriniani. Il primo incaricato è P. Carlo Campiglia, responsabile in primo luogo della comunità tedesca, ma, in prospettiva, anche della missione italiana. Fra missione e parrocchia dovrebbe scaturire una sinergia in grado di garantire una stretta comunione ecclesiale e reciproco arricchimento. Fra vicende alterne, il progetto continua e si esprime in alcune iniziative comuni come l’annuale festa delle comunità.
Comunque sia, la missione italiana, come del resto tutta la realtà diocesana di Monaco, è chiamata ora a darsi una nuova fisionomia in modo da poter rispondere meglio alle necessità, alle sfide del nostro tempo. Certamente, a Moncaco, sarà sempre opportuna una presenza di chiesa di lingua italiana, se non altro per i molti contatti che, a tutti i livelli, intercorrono fra Baviera e Italia, mobilitando un considerevole numero di persone.
Una ristrutturazione dell’istituzione si fa sempre più urgente. D’altra parte, lo stesso nuovo Arcivescovo ci invita a guardare avanti con coraggio, liberi di fare tutti i passi necessari, senza lasciarci impastoiare dal peso del passato.
La nostra Missione: comunità di comunità
La Missione in cui ci troviamo ad operare è una Comunità ecclesiale strutturata come “quasi parrocchia” con un “direttore-parroco”, mandato dal Vescovo suddivisa in più “zone”. Ogni zona costituisce:
- Una comunità eucaristica, con un “presbitero” che la presiede (Vicario del direttore parroco)
- Attorno all’Eucaristia ruotano tutte le altre attività
- Tali “zone-comunità eucaristiche” sono: Monaco Centro (St. Andreas/Bürgersaal), Karsfeld, Neuperlach, Pasing,
Unterhaching, Landshut
La Missione si può, quindi, definire una “comunità di comunità” che ha dei momenti comuni, per rendere
“visibile” l’unità tra tutti i membri e con il Vescovo, e dei momenti abituali di vita della singola comunità
Responsabili dell’attività pastorale
Dal punto di vista operativo, garanti dell’unità e della realizzazione degli obiettivi passtorali sono:
- Il team pastorale costituito da 4 sacerdoti missionari scalabriniani (P. Lorenzo, P. Sandro, P. Armando, P. Vincenzo), 3 suore del Bell’Amore (Sr. Franca, Sr. Rossana, Sr. Marianna), un operatore pastorale laico (Paolo Slongo).
- il Consiglio Pastorale (con i temi e i ritmi di incontro previsti dagli statuti diocesani)
- l’insieme dei “gruppi di collaboratori pastorali volontari” (catechesi, liturgia, diaconia) che si incontrano periodicamente, per concordare e approfondire le scelte pastorali di fondo, i metodi e gli strumenti generali.
- la segreteria, composta da una segretaria (Gabriele Maus) e una contabile (Gabriella Cecchini).
La realizzazione delle attività pastorali (catechesi, ecc.) è inoltre compito specifico delle comunità zonali; realizzazione che potrà anche variare secondo le situazioni e le esigenze locali.
